Corriere della Sera: “Parentopoli allo zooprofilattico”

In questi giorni la stampa riprende notizie che toccano i vertici della veterinaria nazionale: Parentopoli allo  zooprofilattico (Corriere della Sera).
Scrive: << Nel report viene evidenziata la dinamica sottesa alle nomine. Come quella relativa al parente del manager ministeriale: possiede una laurea magistrale in discipline umanistiche che diventa criterio discriminante per la scelta del candidato, perché si dovrà «affiancare al personale strutturato per acquisire competenze nella stesura e produzione di brochure». Ma la commissione selezionatrice «era formata da soggetti che non avevano alcuna competenza in materia di promozione e marketing». E la sua nomina «non è motivata neppure sinteticamente, in violazione dei principi che regolano l’attività amministrativa».

Il dirigente -manager ministeriale- è il dr. Romano Marabelli (iscritto all’Ordine dei Veterinari di Pavia), confermato pochi giorni fa al vertice della sanità dopo “archiviazione” della precedente causa.

L’IZS di Brescia ha a capo di una sezione il Presidente FNOVI (dr. G. Penocchio). Le posizioni sulla precedente causa sono state piuttosto evidenti  (leggi qui), tanto da attribuire -pochi mesi fa- un premio trasversalmente promosso dall’intera categoria LINK

Molti Liberi Professionisti e molte parti della nostra attività hanno gli apici FNOVI quali  “controllori”  o interlocutori. 
La cronaca ci invita a chiederci se questi ruoli sono compatibili, visto che la Deontologia è (o dovrebbe essere) connaturata alla nostra Categoria.
Ed in casi di tale rilevanza, è meglio attendere una sentenza o forse chiedere (o aspettarsi, come accade in altri Paesi) prudenti dimissioni a chi è così vicino ai fatti, pur ancora da giudicare?
Infatti, un politico dei Ministeri, -quando accusato- è spesso chiamato a dimettersi ancor prima della sentenza, eppure non “giudica” dei Colleghi. Che regole vogliamo valgano per la nostra parte di veterinaria  (spesso ben più categorica verso la Libera Professione)? Siamo sicuri di promuovere un’autentica coscienza etica per l’intera Categoria Veterinaria, oppure rischiamo di stravedere la “pagliuzza” negli occhi di molti e non la “trave” in quelli di altri?
Don Ciotti, frequente ospite, potrà insegnarci la corretta via?


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