Cani, randagismo, contributo. A chi conviene?

Che la sterilizzazione dei cani sia una soluzione del randagismo è ovvio, persino scontato.

I Paesi avanzati che promuovono la sterilizzazione ne ricavano una gestione più invitante degli animali da compagnia, a partire da cose semplicissime, quali l’ingresso facilitato in hotel e luoghi aperti al pubblico (parchi, mercati, ristoranti, negozi, stazioni e mezzi di trasporto, cinema, musei ecc.). Difficile farlo con soggetti che marcano il territorio, tendono a fughe o altre soluzioni per l’accoppiamento.cane randagio

Se dunque uno Stato spinge alla sterilizzazione, ottiene una probabile riduzione del costosissimo problema che la legge del 1991 non ha ancora risolto, con buona pace dei 5 lustri trascorsi.
Costosissimo per tutti gli Italiani -non solo per i proprietari di animali- perchè incide sulla spesa pubblica, mentre in molti Stati è chiamato a rispondere chi ha un interesse privato, applicando la tassa sul cane che qui è spiegata.

La punta dell’iceberg sono le aggressioni a residenti e turisti con tanto di campagne di stampa che descrivono il nostro Paese come una copia di aree arretrate del mondo.
Più profonda è l’attenzione verso costi sanitari e sociali: miliardi di euro sottratti a Sindaci e cittadini, che vengono compresi solo oggi da associazioni di malati che si vedono tagliare la sanità a favore di spese più vantaggiose per l’opinione pubblica.

Dietro al randagismo -parliamoci chiaro- ci sono dei veri e propri giri di soldi. E i soldi provengono spesso da presunte soluzioni. Così manteniamo una miniera di fondi pubblici che solamente la crisi comincia a mettere in discussione. Eppure c’è ancora chi parla di defiscalizzazione e assenza di controlli per risolvere i problemi.

Tra i pareri tecnici più “ridicoli” che abbiamo trovato, c’è anche quello che parla di assenza del dato nelle anagrafi animali, come fosse un mostruoso limite insuperabile (link). Ovviamente la certificazione veterinaria avrebbe lo scopo di aggiornare tali dati, ma in ogni caso si tratterebbe di ostacolo facilmente valicabile. Ebbene SIVeLP ha creato da alcuni anni un gestionale gratuito per veterinari (vetev.it) in accordo con il corrispondente sito web di una Regione. Tra i dati anagrafici, esiste anche una casella dedicata alla “sterilizzazione”!
Inoltre, altro presunto limite, sarebbe l’accessibilità di Organi di Controllo, ma molte Regioni hanno le loro rispettive anagrafi collegabili da Associazioni e/o Polizie.

Avere numeri seri di animali senza padrone comporta un grande business. Abbiamo una folta “burocrazia del randagismo”, interventi di finte soluzioni urgenti e improcrastinabili, finanziamenti per fantasiosi espedienti e concreti posti di lavoro per canili, cibo, manutenzione, costruzione di strutture, ricorso a vari livelli di sistema di consulenze, trasmissioni con relative pubblicità, siti internet…
L’empatia dell’animale randagio serve anche per ottenere attenzione a basso prezzo da parte dell’opinione pubblica, con marketing elettorale -tutto sommato- a tariffe irrisorie.

Se guardiamo bene il mercato -quando l’Amministrazione non indaga più di tanto- non passa facilmente il concetto che costruire e commerciare (attrezzatura, mangimi, prestazioni professionali, trasporto, acqua, strumenti… ) non è diverso per animali in casa o in diverse strutture; quindi il randagismo puo’ far comodo a molti.
Questo non significa che tutte le strutture siano poco trasparenti – ci sono realtà serie ed oneste- ma negli ultimi anni cause legali e reati non sono mancati su questi argomenti.

Gli Italiani, che per finire sono gli ultimi e principali erogatori di finanziamenti di questo tipo, visto che parliamo di Spesa pubblica, non sono spinti verso la soluzione vera del problema.
Prevalgono messaggi “populisti” e facili da far passare.

L’invito è dunque a valutare bene se chi si oppone a un contributo sul cane non-sterilizzato è consapevole che comunque paga tutto con le proprie tasse. Chi riflette, capisce che ci sono giri di risorse economiche piuttosto consistenti nella gestione del randagismo e che dunque, risolvere il problema non conviene a chi è dall’altra parte, cioè chi accumula capitali, a volte di milioni di euro, ben poco controllati e spesso spacciati per “volontariato”.

Ci pensi chi ha sentito parlare di randagismo inesistente nelle metropoli (vedi cause giudiziarie a Roma, Genova, Cremona…). Questo potrebbe lasciar pensare che i protagonisti siano ben lontani dal voler davvero risolvere il problema.

I veterinari si pongono dalla parte della correttezza.

Meglio la soluzione proposta, piuttosto di un sistema marcio che contribuisce a deteriorare continuamente la nostra professione, mentre pochi furbetti ci guadagnano in un mercato che non valuta veramente il trattare bene o male gli animali.

Perciò ben venga una tassa sui cani non sterilizzati, o meglio un piccolo “contributo di solidarietà” versato da chi non applica sistemi da Paese avanzato nella gestione degli animali, cioè la sterilizzazione. Con questi fondi i Comuni possono veramente aiutare i meno abbienti in una nazione con un debito pubblico che ci mette a rischio in Europa.

Angelo Troi – Segretario SIVeLP


2 thoughts on “Cani, randagismo, contributo. A chi conviene?

  1. Sappiamo noi quanto ci costate voi e l’IVA al 22%. Ora appoggiate anche il PD e l’ullteriore fardello sui proprietari di cani? Quanto mi fate pagare per togliere la personalità al mio Pit Bull Chicco? L’uomo è la vera bestia, gli altri sono nobili e giusti animali.

    1. Gentile Fausto, questa non è una proposta per tasse mostruose. Ci costa di più l’IVA da Lei citata, le tasse sui carburanti, sull’energia, la televisione e tutto quello che si paga in silenzio. Questa è una proposta per risolvere un problema che succhia i fondi pubblici in Italia, con buona pace di chi ci guadagna (vedi i link dell’articolo).

Scrivi un commento