Un “veterinario aziendale” balordo

Un’accellerazione sul veterinario aziendale pare riaprire la discussione di Categoria su una figura positiva se ben strutturata. Invece si creano nuovi slogan senza contenuti con due generi di interessi: banca dati di iscrizione e formazione. Questi sono i costi che ricadono su tutti noi perchè tutti noi potremmo essere quelli che mantengono simili banche dati, pur in assenza di qualsiasi principio di maggior reddito. Una serie di obblighi in più, privi di qualsivoglia ritorno economico, se non per chi vende o mantiene il titolo, a questo punto quasi “commerciale”. Vorremmo essere informati da tempo di spesa collettiva e redditi determinati da altri database, come strutture-veterinarie, iniziative che non vorremmo mai dover ipotizzare di sostenere, retribuire o far gestire per passare informazioni a chi non è d’interesse diretto del libero professionista.
Fortunatamente i tribunali si sono gia espressi contro simili esempi e non certo a livelli marginali ma in Consiglio di Stato.
Una parte di chi è favorevole all’iniziativa vede Regioni che limitano i confini della Libera Professione, creando veterinari “aziendali” locali non retribuiti; altri non si rendono conto che una zootecnia in difficoltà non punta certo a dover pagare servizi esterni alla sua azienda.
Il grande limite è continuare a frammentare le competenze della nostra laurea, rendendo impossibili cambiamenti di settore.

Il reddito serve ai veterinari e non a chi li registra o vende i corsi per registrarli!

SIVELP


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