+ microchip + sterilizzazioni = – randagi

 

Geapress: L’ Europa non può fare niente per salvare i cani. (Dopo il caso Romania).

La Romania vota l’eutanasia dei randagi (dopo che un bambino di 4 anni è stato sbranato) e l’Italia resta scioccata.

Da noi non sarebbe successo. Abbiamo una sensibilità maggiore verso i cani. C’è una legge del 1991 -forse mal applicata- che ci rende campioni d’Europa per la spesa sul randagismo con 915 strutture autorizzate, più di 100.000 cani nei canili ed un concetto di “benessere” tanto evoluto da ammettere la reclusione a vita in canile!!!  In Italia non ci sono soluzioni come quelle di Francia, Irlanda e Spagna, citate nell’articolo di Geapress. Abbiamo la panacea delle adozioni (ne importiamo persino dall’Estero) ma a quanto pare, più cani adottiamo, più se ne aggiungono di nuovi da adottare. Se non bastano quelli nazionali, ricorriamo al soccorso internazionale.

Come arrivare ad una soluzione? Per SIVELP è fondamentale la regola della responsabilità: un cane, un padrone. Il microchip ha sostituito l’obsoleto tatuaggio e l’informatica è venuta in soccorso per rimpiazzare gli assai meno efficienti registri cartacei. Tuttavia non ne veniamo a capo. Continuano a nascere nuove cucciolate non tanto da parte di randagi, perché il tasso di sopravvivenza dei cuccioli in natura è bassissimo, ma per l’incuria dei proprietari. Abbiamo visto grandi campagne mediatiche a favore della sterilizzazione, ma appena si è cercato di imporla si è ribaltato tavolo. Chi ne era paladino, ne è diventato strenuo oppositore. Tanto da far persino supporre ai maligni che certe campagne mediatiche da centinaia di migliaia di euro non fossero sempre scevre da qualche co-interessamento.

Pensateci. Sarebbe realistico immaginare di non far fumare nei locali pubblici attraverso gli spot pubblicitari? Impossibile, senza divieti e sanzioni!

Tanto quanto è improbabile che un Sindaco disponga più di tanti controlli sui microchip, dal momento che ciascun cane non identificato rischia di rimanere a vita a carico delle casse comunali. Se il Comune avesse un interesse nel controllare i cani, probabilmente sarebbe incentivato a fare verifiche, come avviene in tanti altri Stati; ma la tassa sul cane è stata abolita, quindi l’interesse è pari a zero.

Altrettanto lapalissiana è la maggiore facilità nel controllare identificazione e sterilizzazione di animali “tracciati” da allevamento e commercio legali, rispetto a situazioni “spontanee”, dove il welfare è affidato al caso.

Dietro ai randagi si nascondono interessi enormi e grandissime contraddizioni. Fino a quando non decideremo di infilare una benedetta strada che ci porti fuori dalla vergognosa emergenza, continueremo a riempire la cronaca di aggressioni, degrado, danni all’ambiente e agli altri animali. Molto volontariato, quasi sempre benemerito ed in buona fede, non basta. Serve più che mai la capacità critica di leggere messaggi contrastanti, ricordando sempre che qualcuno di volontariato “ci campa”. Ed il business esentasse si allarga con canili, agenzie di comunicazione, uffici legali, ambulatori, staffette, donazioni, eredità, ecc… Con sempre minor interesse  a trovare soluzioni coerenti e utili per cani e cittadini (che, comunque vada, pagano di tasca loro).

Angelo Troi


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