LA SEDE E LA FAME – Lettera firmata arrivata a SIVeLP

***Giunge al Sindacato questa lettera, con la richiesta di omettere la firma. Pubblichiamo integralmente il testo***

Habemus sedem! Sono state le parole del nostro tesoriere federale; alle quali mi viene spontaneo rispondere “Gratias vobis ago”!

Cavolo abbiamo fatto proprio un affarone….siamo subentrati nella trattativa ad un competitor che offriva 1.400.000, ma noi abbiamo vinto la trattativa con una mirabile offerta di 1.550.000 euro; che con le tasse e la parcella del notaio diventano facilmente 1.800.000 euro.

Mamma mia, ho pure difficoltà a scrivere queste cifre e quindi mi capita di pensare “ma quante cose si potevano fare con 1.800.000 euro”?

Si potevano fare 100 borse di studio, circa una per ordine provinciale, da 1.800 euro, da destinare ai giovani laureati o perché no, 200 borse di studio per giovani e meritevoli colleghi che avrebbero potuto utilizzarli per studio o per avviare una attività o vedere questo contributo come un premio.

Si sarebbe potuto destinare questi quattrini ad un fondo di solidarietà per quei colleghi che si trovano in temporanea difficoltà, aiutandoli a pagare l’ENPAV ad esempio.

Inoltre, a ben vedere, la sede vecchia avrebbe dovuto essere venduta (a verbale dal 2008); quindi avremmo avuto a disposizione un gruzzolo decisamente più cospicuo.

Piuttosto che aumentare gli spazi in via del Tritone si sarebbero potuti ottenere spazi migliori per quantità e qualità spostandosi verso la periferia.

Ma poi perché comperare una sede? Certo, se entrasse nell’asse ereditario dei nostri figli, dei figli degli iscritti ai vari ordini provinciali sarebbe stata una bella cosa. Certo dividere il gruzzolo per alcune migliaia di persone non avrebbe garantito chissà quale cifra però ci si potrebbe pensare.

Sparti ricchezza diventa povertà….allora no, cavolo a che serve comperare una sede? Capisco l’ENPAV, che deve puntare ad incrementare il patrimonio per coprire e garantire le pensioni dei medici veterinari ma la federazione nazionale che se ne fa di una sede di proprietà?

La memoria corre alla cronaca romana di qualche anno fa, ma non pensiamoci nemmeno. Il problema è capire perché si è presa questa decisione quantomeno curiosa.

Vabbè nell’articolo uscito su 30 giorni di settembre, si legge e si comprende che l’esigenza più stringente è la rappresentanza. Questo termine, nelle sue varie declinazioni, viene citato 6 volte in 65 righi, compreso il titolo, escluso il cappello. Circa 1 volta ogni 10 righi.

Vabbè ho capito, non ci si riesce a muovere in 200 mq! 200 mq? Ma stiamo scherzando? E allora perché non optare per una sede più periferica, meglio collegata con ferrovia e aeroporto; munita di parcheggi e dotata di alberghi più a buon mercato? OK va bene la sera dopo il lavoro che si fa? Vuoi vedere che Roma non ha una buona metropolitana?
Pare addirittura che completeranno la metro C….ah già la rappresentanza….vuoi vedere che impiegati, consiglieri e presidenti non ritengano abbastanza elegante muoversi da e verso la sede col metrò?

Ma chi dobbiamo rappresentare? Noi non siamo quelli lì…..non abitiamo in via del Tritone, ad un passo dal largo del Nazzareno, vicini ai palazzi del potere, ad un passo dalla fontana di Trevi, nei pressi del Quirinale. Noi siamo una categoria di persone normali, sempre più povere, che sempre più spesso si trovano in difficoltà.

Non neghiamoci che la base è rappresentata da colleghi che quando hanno pagato ENPAV ed Ordine, esclamano: “puff, anche quest’anno è andata, ce l’ho fatta”.

Non neghiamo le difficoltà che hanno sempre più colleghi a fare fronte a tutte le scadenze! Ci è capitato di ascoltare, nei corridoi, in quei giorni di convegno, presidenti, segretari, consiglieri, raccontarsi di colleghi che per questioni personali o per eccesso di sfortuna, si trovano in grosse difficoltà con Ordine ed ENPAV oltre che con il fisco. E noi che facciamo? Spendiamo 1.800.000 euro! Bene! Alla faccia della solidarietà e della carità cristiana.

Non ho capito: ai giornalisti, ai politici o ai funzionari che ci vengono a trovare in sede dobbiamo dimostrare di essere ciò che realmente non siamo? Apparenza senza sostanza?…io non ci sto!

E vogliamo considerare anche il fatto che quando si converge nella Capitale per una assemblea o per un consiglio nazionale, i convenuti possano volere una sede facilmente raggiungibile ed economica nella gestione? Si! Dobbiamo considerare che i presidenti ed i delegati si muovono a spese degli iscritti e secondo me non sta bene sperperare il denaro che i nostri colleghi ci hanno dato.

Nell’interessantissimo articolo pubblicato su 30 giorni di Settembre 2015, pagina 10 prima colonna, si legge che “la nostra federazione è la più attiva e moderna nel panorama nazionale ecc ecc”. Si, fantastico, ma chi lo dice, chi lo certifica, quali sono i parametri di riferimento e rispetto a quali competitors siamo così brillanti? Insomma a parte i titoli trionfalistici mi chiedo: “ quindi una federazione così agile, brillante e moderna, perché compera una sede così impegnativa dal punto di vista economico e logistico, in un palazzo così austero ed antico?”.

Si sarebbe potuto ipotizzare un locale più grande, economico, dotato di ampio parcheggio e con ampi spazi per gli operatori, il comitato centrale, il consiglio nazionale e per le assemblee. Andiamo a vedere e magari prendiamo esempio dalla sede di Google in Irlanda o dalla italianissima Fandango club spa, che ha rilevato un capannone industriale a Buccinasco (MI) e dove ci lavorano, molto comodamente, 70 persone che non soffrono alcun problema di traffico e parcheggio, conservando un alto profilo per la rappresentanza.

Si, lo so mi si dirà che è importantissimo, imprescindibile restare vicini ai palazzi del potere! Beh, data l’aria che tira a Roma direi che per il momento converrebbe tenersi a debita distanza da quei palazzi e stringendo stringendo, non è che la categoria abbia avuto tutti ‘sti vantaggi da questa contiguità con i palazzi del potere.

Benissimo invitiamo alla nostra assemblea nazionale don Ciotti….bell’intervento, ispirato, quasi ipnotico, votato all’etica ed ad una condotta parca e quasi monastica…e noi lo riceviamo in un palazzo fastidiosamente sfarzoso o in una sede che ci è costata 1.800.000 euro?…

E allora perché non tenere assemblee, comitati o consigli in una sede affittata da “Libera” magari meglio raggiungibile ed a costi più ragionevoli? Non sarebbe stata una scelta etica e meglio contestualizzata al periodo che viviamo?

Perché non considerare di agevolare i giovani colleghi non facendo pagare la quota dovuta all’ordine, per i primi due o tre anni? Certo la Federazione dovrebbe venirci incontro seguendo l’esempio. E perché non ipotizzare una riduzione anche simbolica (5 euro) della quota che ogni ordine trasferisce alla Federazione? Perché non ipotizzare l’istituzione di borse di studio intitolate ai molti colleghi morti per tumore o per servizio?

Si lo so, il consiglio aveva votato, all’epoca, per l’acquisto della sede nuova e per la vendita della vecchia…lo so…..ma oggi molti di quei presidenti non ci sono più…..ce ne sono 31 o 34 nuovi che potrebbero non essere d’accordo con ciò che è stato deciso da altri secondo uno schema rappresentativo basato sulla delega….in bianco!
Eppure proprio su queste decisioni si potrebbe far ricorso al meccanismo referendario che è previsto a livello nazionale ed è espressione di rappresentanza diretta, democratica, che parte e guida le scelte della categoria dal basso….secondo me le cose sarebbero andate diversamente; la base riserva molte sorprese a chi non la frequenta e la ascolta.

Comunque, meno male che ciò che comperi oggi può essere venduto domani!
Basta che cambino gli scenari, le persone, la cupola….nulla è per sempre e forse un domani, riusciremo a tendere una mano libera a don Ciotti, uscendo da questa lunga fase edonistica per avvicinarci all’esempio di povertà ed oculatezza che anche il Papa ci sta regalando.

Lettera firmata.

tritone