Approvato il contributo ai liberi professionisti per l’attuazione della ricetta veterinaria elettronica

Il commento di Angelo Troi, segretario nazionale Sivelp.

Il Governo si è impegnato a valutare l’opportunità di dare un contributo – ci si augura continuativo – ai veterinari liberi professionisti che ricorreranno alla ricetta elettronica per adeguarsi alla digitalizzazione.

È successo ieri, giovedì 9 novembre, con l’approvazione della proposta all’Ordine del giorno alla Camera, presentata da Paolo Cova, veterinario e parlamentare. Lo chiedevamo da tempo, come incentivo per un dovuto atto di servizio alla sanità pubblica da parte di medici veterinari liberi professionisti e che persegue, inoltre, il processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione.

È un risultato importante perché tratta del riconoscimento di oneri e costi che i liberi professionisti si devono assumere in proprio per cambiare metodo di ricettazione. Per quanto riguarda le risorse, i fondi per il contributo potranno essere attinti da una parte dei risparmi per il pensionamento dei veterinari pubblici. I proponenti dell’ordine del giorno approvato oggi, hanno ricordato che secondo i dati Inps nei prossimi 2 anni avremo il pensionamento di circa 228 veterinari pubblici dipendenti con un risparmio di circa 22.800.000 euro da parte del Ministero della Salute, mentre nei prossimi 10 anni vi saranno circa 1047 pensionamenti con un risparmio di circa 105 milioni di euro.

La ricetta elettronica migliora la tracciabilità del farmaco veterinario, rendendo più snello il trasferimento dei dati alla pubblica amministrazione, e ha come obiettivo indiretto la sicurezza degli alimenti. Certamente ci sono forti differenze dalla ricetta elettronica umana: questa è finalizzata a registrare prescrizioni i cui costi sono coperti dal Sistema sanitario nazionale, mentre non esiste farmaco veterinario coperto dal Ssn. E ci sono poi serie difficoltà che i professionisti devono fronteggiare per visite a domicilio in particolare in aree non coperte dalla rete. Resta, infine, la necessità di intensificare i controlli in azienda e negli allevamenti per arginare il fenomeno dell’ingresso del tutto “non tracciato” di farmaci, fenomeno che è stato alla base, recentemente, dello scandalo del Fipronil negli allevamenti avicoli.


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