Accuse al parlamentare che ospitò “farmaco veterinario”

L’On. Paolo Bernini, il parlamentare M5S che aveva organizzato la presentazione del farmaco veterinario con la Federazione Nazionale degli Ordini Veterinari, sarebbe accusato di licenziamento per mancato veganismo.

“Licenziato dal deputato grillino perché non sono vegano”, afferma l’ex attivista del Movimento 5 Stelle Lorenzo Andraghetti, come riportato in vari articoli Corriere della Sera, Unionesarda

SITO FNOVI
SITO FNOVI

L’argomento è stato ripreso anche nel sito ufficiale del Movimento 5 Stelle ma non pare percepita la differenza tra mercato e farmaco. SIVeLP ha sempre chiesto che sia riconosciuta al Medico Veterinario la libertà di scegliere, secondo scienza e coscienza, le molecole necessarie per la terapia, sottolineando che l’uso esclusivo del farmaco veterinario ha senso per terapie applicate ad animali da reddito (in particolare per i tempi di sospensione) e farmaci antimicrobici (per i rischi di farmaco-resistenza). Non certo per l’intero settore terapeutico della veterinaria, specialmente dove il mercato è più costoso.

Bernini_FNOVIIn Italia non sono i veterinari a sostituire i farmacisti; pertanto le regole europee relative alla vendita di farmaci non sono razionalmente da applicare, come invece accade in altre parti della UE, dove i medicinali per animali sono generalmente venduti ai proprietari dagli stessi veterinari. Obbligare a una divisione dei settori (umano e animale) del farmaco, ha senso dove si devono distinguere i prodotti farmaceutici che possono essere commercializzati da soggetti diversi; ovviamente non avrebbe senso autorizzare i veterinari a vendere anche farmaci umani e viceversa. Da noi questo non è un problema, perché la vendita è riservata alle farmacie (salvo qualche marginale eccezione) e poter accedere al principio attivo meno costoso sarebbe persino un vantaggio economico evidente per le Pubbliche Amministrazioni, che mantengono numeri significativi di randagi.

Ci sono due possibilità. Se il veterinario non può smerciare farmaci è opportuno possa scegliere quali usare, in nome della farmacologia e non degli interessi del settore. Se viceversa il veterinario potesse fornire i farmaci, ha senso imitare regole commerciali “esclusive”, applicate nel resto d’Europa.

Raccontare che il mercato punti a creare farmaci “generici veterinari” avrebbe poco significato, sia perché quello veterinario è un mercato modesto rispetto a quello umano e quindi le ragioni commerciali non coincidono, sia perché il “generico” sarebbe di fatto uguale in presenza di identici principi attivi tra umana e veterinaria!

A parere del SIVELP sono dunque slogan per giustificare la creazione di un comparto finanziario, purtroppo poco compresi dall’Opinione Pubblica, perchè mescolati alle ragioni di regole per animali da reddito e per antibiotici di cui limitare l’uso sugli animali.

La Politica (con la maiuscola!) comprende il messaggio?
L’on. Paolo Bernini ha frequentemente collaborato con Antonio Colonna (articolo del 2016), in passato vicino all’on. Michela Vittoria Brambilla e contestato da molte associazioni (100%Animalisti e FederF.I.D.A.) ed ex-collaboratrici.

Apparentemente curiose coincidenze tra chi è stato chiamato a promuovere l’esclusività del farmaco per gli animali, notizie mediatiche e chissà quali interessi di mercato, ben lontani dalle logiche di sanità e scienza veterinaria.

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P.S. la sentenza è del 2017 è stata a favore di Lorenzo Andraghetti


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