Strutture veterinarie GRATIS, professione KAPUTT!!

La notizia dell’apertura di una clinica veterinaria gratuita a Milano, che il Comune intende affidare in gestione, evidenzia un grave pressapochismo da parte di chi ha supportato il progetto, a parere del SIVeLP.

Il Sindacato si è sempre opposto all’apertura di strutture veterinarie che non siano quelle private, se non altro per motivi di concorrenza sleale. Tuttavia possiamo trovare anche argomentazioni più profonde: l’incancrenirsi del concetto che la veterinaria debba essere gratis (mentre non è obbligatorio possedere un animale); l’idea che ciò che è pubblico rappresenti un risparmio, mentre ha un costo altissimo pagato con le tasse di tutti; l’interesse fiscale dello Stato che viene meno di fronte a delle onlus; la reale possibilità di indipendenza del professionista nel riconoscere i rischi di situazioni soggette a denuncia; la capacità di intervento della deontologia in situazioni di pesante inferiorità economica e mediatica (forti coi deboli – deboli con i forti); il conflitto di interesse pubblico-privato nei controlli (medicina pubblica vs. altri Enti pubblici); il rischio di imboccare una via di non-ritorno una volta create strutture ed assunti dipendenti; la creazione di una sanità ideologizzata che potrebbe rappresentare l’antitesi della sicurezza per i cittadini e le altre specie; l’assenza di controlli pianificati, sia di spesa pubblica che di gestione; la distorsione della libera concorrenza contemplata nelle norme UE; l’esposizione all’opportunismo politico ed elettorale, ecc…

SIVELP non si è mai opposto ad interventi per meno abbienti: dai bonus-vet, alla tassa sui cani non sterilizzati che finanzi la sterilizzazione in caso di proprietari con difficoltà economiche, alle convenzioni con strutture di accoglienza. Tuttavia non vede le strutture sanitarie gratis come risposta adeguata, mentre la sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale, per cittadini e famiglie, è in evidente affanno. Probabilmente siamo di fronte al solito tentativo di parte della categoria, che ha pesanti responsabilità nell’aver perorato la causa della veterinaria sociale, di legarsi a poteri forti per garantirsi visibilità, abdicando a tutte le regole dell’indipendenza professionale, che rappresentano uno dei principi fondanti di una professione ordinistica ed esclusiva. Niente di cui stupirsi: se e quando convivono insieme interessi antitetici, purtroppo il cerchio-bottismo è spesso inevitabile. Forse qualcuno pianifica una veterinaria elitaria, forse gli appalti dovevano essere scritti in modo da garantire chi “doveva” vincerli?

Non sono però gli unici segnali che devono destare preoccupazione. Abbiamo notizia di corsi per insegnare agli allevatori a fare le autopsie, di accordi con associazioni per creare elenchi riservati d’accesso a particolari settori della professione, di liberi professionisti obbligati ad attività di raccolta campioni in piani di profilassi/controllo pubblici, di patti per inserire “forzatamente” veterinari nelle aziende con l’accordo e sotto l’egida di associazioni allevatori e senza nessuna garanzia di copertura economica. Sempre e comunque con il contributo “interno” alla categoria di ideologi che si accorgono dei danni con irreparabile ritardo.

Una battaglia del sindacato di qualche decennio fa, portò a consentire ai L.P. buiatri di praticare la fecondazione artificiale nelle aziende senza vincoli, limiti ed enti intermedi che moltiplicassero i costi. Nonostante la misera fine di tali enti intermedi -falliti o commissariati- pochi allevatori capirono che in quel modo pagavano due volte e pochi veterinari si accorsero di essere limitati nell’esercizio della professione sia nell’accesso che nelle tariffe. Finivano a volte per garantire assai di più a chi li manipolava, che a loro che esercitavano realmente le prestazioni. Fino a rimanere, ultima ruota del carro dei farraginosi carrozzoni, con crediti anche ingenti e spesso inesigibili. Spesso dopo aver emesso fatture su cui hanno comunque dovuto pagare iva e tasse, senza vedere un soldo.

Per questo SIVELP ha avvertito miasmi sollevarsi dai vari “accordi del predellino” nostrani, e promuove sempre e comunque prima il reddito del veterinario, e poi gli interessi altrui.

Probabilmente vi è grande rassegnazione anche nei nostri giovani Colleghi, che tra cliniche a 3€/ora (da noi puntualmente stigmatizzate) e accordi dipinti di sgargianti colori di etica sociale, non percepiscono la definitiva compromissione e sottomissione del proprio futuro.

Da qui un appello al risveglio per il legittimo diritto ad un reddito decoroso ed una professione indipendente. L’appello a partecipare con attenzione alla vita politica della categoria, per non dare nuovamente credito a chi ci ha imbottito di ECM, adempimenti, burocrazia e costi professionali e far capire ai cittadini che il loro interesse non risiede nel creare l’ennesimo carrozzone para-statale, ma nell’avere risposte pronte a problemi reali, senza scorciatoie che aumentino ulteriormente l’oppressione di chi lavora nelle regole ed il debito pubblico. Risposte che la libera professione, se indipendente, è in grado di dare.

Angelo Troi – Segretario SIVeLP


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