Chi produce superbatteri antibiotico-resistenti?

Superbatteri, agenti infettivi mutati nel tempo per divenire antibiotico-resistenti, rappresentano una minaccia attuale per centinaia di migliaia di persone e in futuro per diversi milioni.

Questi microorganismi trasformano malattie generalmente curabili (quali tubercolosi, gonorrea e polmonite pneumococcica) in forme fatali.
Tale catastrofe incombente sulla salute pubblica ha molte cause. Tra le cause fondamentali negli USA troviamo l’uso eccessivo di antibiotici da parte degli esseri umani e la sommministrazione routinaria degli stessi per promuovere la crescita in certi tipi di allevamenti.

Un’altra causa preoccupante, che fino ad oggi non ha ricevuto praticamente alcuna attenzione, è l’acqua di scarico degli impianti di produzione di farmaci in India e in Cina, dove risiedono le industrie di gran parte dell’approvvigionamento antibiotico mondiale.

La Food and Drug Administration Americana garantisce la sicurezza di tutti i farmaci da prescrivere venduti negli Stati Uniti, a prescindere dai luogo in cui sono originati, quindi i prodotti possono essere considerati sicuri. Tuttavia, la FDA non ha competenza sull’inquinamento di aziende farmaceutiche operanti in paesi stranieri.

Negli ultimi tempi sono emersi dati sul continuo sversamento di questi residui negli scarichi di fabbriche indiane e cinesi .
Recenti rapporti indicano che i produttori indiani e cinesi rilasciano regolarmente sui terreni circostanti e nei corsi d’acqua navigabili scarti non trattati, contenenti sostanze attive.
Uno studio pubblicato nel Journal of Hazardous Materials ha riportato dati delle concentrazioni antibiotiche a valle degli impianti di produzione di farmaci in questi Paesi, valori che superano quelli previsti in chi viene trattato per l’infezione.
I ricercatori delle università di Rice, Nankai e Tianjin hanno concluso che per ogni tipo di batterio immesso in un impianto di trattamento dei rifiuti nella Cina settentrionale, vengono rilasciati nel sistema idrico quattro o cinque batteri antibiotico-resistenti.
Un inquinamento farmaceutico di qualsiasi genere può provocare esiti mortali, minacciando gli habitat e avvelenando l’acqua potabile, ma l’inquinamento antibiotico moltiplica i rischi. Il rilascio di antibiotici nel suolo, negli scarichi, nei fiumi e nei laghi crea condizioni ideali perchè il fenomeno della resistenza antimicrobica si incrementi e si espanda.

Questo non rappresenta solamente un fenomeno locale, poiché i super-batteri non rispettano certo i confini nazionali. I germi si spostano liberamente attraverso l’aria e l’acqua. I batteri vengono diffusi da animali e prodotti agricoli, che si spostano tra paesi e continenti come parte del sistema alimentare globale. E l’ubiquità del sistema di trasporto aereo internazionale, sta a significare che i batteri antibiotico-resistenti dell’uomo possono viaggiare per migliaia di chilometri in un paio d’ore.

Non si può erigere una barriera fisica per impedire la diffusione di super-batteri; devono dunque essere bloccati alla fonte.

Quattro passaggi vitali possono contribuire a ridurre, se non eliminare, l’inquinamento antibiotico causato della produzione farmaceutica.

In primo luogo, le ditte farmaceutiche americane dovrebbero richiedere ai loro fornitori di evitare la contaminazione ambientale. Il mese scorso 13 aziende si sono impegnate a “rivedere le nostre catene di produzione e di approvvigionamento per valutare le buone pratiche nel controllo delle emissioni di antibiotici nell’ambiente” e “ridurre l’impatto ambientale degli scarichi di produzione entro il 2020”. Annunci positivi, ma il calendario deve essere accelerato – in quanto non possiamo permetterci un altro triennio di inquinamento antibiotico dilagante. E tutte le altre aziende farmaceutiche dovrebbero aderire. La buona notizia è che, rispetto ad altre cause di antibiotico-resistenza, affrontare l’inquinamento è relativamente facile e conveniente, perché coinvolge un numero limitato di fabbriche e perfezionamenti tecnici di facile applicazione e già messi a disposizione da produttori responsabili .

In secondo luogo, FDA e le altre agenzie pertinenti statunitensi dovrebbero far pressione sulle controparti in India e Cina, per rendere più rigidi i rispettivi regolamenti in materia di inquinamento da parte delle linee farmacologiche e di conseguenza contrastare chi li viola.

In terzo luogo, i principali attori della distribuzione di farmaci (come CVS, Walgreens e Walmart, negli USA), dovrebbero utilizzare il loro potere d’acquisto per obbligare i produttori statunitensi a risanare le loro catene di approvvigionamento estere. I rivenditori dovrebbero chiedere che tutti gli antibiotici commercializzati siano prodotti attraverso processi aziendali sicuri e non inquinanti.

Infine, i consumatori possono sollevare la loro voce per richiedere interventi da parte del mercato farmaceutico e dei propri rappresentanti a tutela degli interessi del cittadino.

É tempo che tutti se ne occupino. Negli Stati Uniti, i CDC (Centri per il controllo e prevenzione delle patologie) stimano che oltre 2 milioni di persone si infettino con batteri resistenti agli antibiotici con almeno 23.000 decessi conseguenti. In tutto il mondo si stima che i super-batteri causino 700.000 morti ogni anno, un numero che potrebbe raggiungere i 10 milioni entro il 2050, in assenza di iniziative efficaci.

La riduzione dell’inquinamento con antibiotici da parte delle reali sedi produttive di farmaci è una parte relativamente semplice e conveniente della soluzione.

Autori: Henry A. Waxman and Bill Corr 14 ottobre 2016 (liberamente tradotto)

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