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 SIVeLP/ANMVI: viva la differenza!

Su "Professione Veterinaria" di fine giugno un pezzetto, un riquadro, un attacco solo apparentemente innocuo e banale, alla nuova segreteria del SIVeLP.
Il riferimento in sé non merita né tempo né spazio, ma -prima o poi- qualcuno deve pur dire alcune
cose in proposito, e perciò lo commentiamo.
Lasciamo da parte lo stupore per l’invito al segretario del SIVeMP, invito che invece a nostro
avviso era addirittura dovuto in ragione di fondamentali regole di civiltà e di disponibilità al
trasparente confronto tra chi lavora nello stesso campo, atteggiamento incomprensibile per chi
invece di interloquire con altre parti, manifesta il più delle volte il disegno di sostituirle.
L` anonimo articolista sembra proprio aver mal compreso la nostra realtà sindacale quando sostiene
che il meccanismo della federazione di ANMVI sia lo stesso che ha fatto partecipare alla Segreteria
Nazionale del SIVeLP altre realtà veterinarie come Omnivet, Assovet, Unisvet, AIVPA, Performat.
E’ noto che il funzionamento di ANMVI si fonda sulla discesa dall’alto della volontà c.d.
associativa, senza che esistano né una vera democrazia né meccanismi a salvaguardia della stessa.
Al Congresso di Montecatini costitutivo di ANMVI e citato dall’anonimo, non vi fu alcun
plebiscito di adesione, ma solo la comunicazione di una decisione: le società entrano in ANMVI.
Punto!
Ben sappiamo che ANMVI è fortemente centralizzata: proprio questo aspetto ha favorito -se non
addirittura promosso- la nascita di diverse realtà associative fra cui si è creato un atteggiamento di
reciproca stima e, per certe tematiche professionali, di collaborazione.
La stima e la collaborazione, come espressamente chiarito sul sito Sivelp nell`editoriale del primo
giugno-in tempi non sospetti- , non hanno portato e non intendono portare alla lievitazione dei
numeri: nessuno afferma (né può affermare) ad es. che un iscritto ad AIVPA è automaticamente
iscritto al Sivelp o viceversa. Le regole statutarie lo vietano. Infatti, l`iscrizione al Sindacato
presuppone un atto di chiara volontà diretta del singolo professionista: non vogliamo iscritti ignari
e/o inconsapevoli o, peggio ancora, di fatto impossibilitati a scegliere. A nostro avviso, l’interesse
scientifico non può sorreggere, né direttamente né indirettamente, l’iscrizione ad un’associazione
con finalità di rappresentanza politica o sindacale.
Crediamo che la volontarietà dell’adesione e la trasparenza dei meccanismi di funzionamento
dell’associazione siano un valore fondante e da cui gli Interlocutori Istituzionali non possono
prescindere. E’ evidente che questi ultimi hanno strumenti per apprezzare e valutare la
rappresentatività di un’iscrizione, rappresentatività che non può essere riconosciuta alla
sottoscrizione di un modulo per adesione a tutt`altro.
E’ a tutti chiaro che nessun Sindacato si presenterebbe con iscrizioni raccolte nelle tessere delle catene di
supermercati, ma soprattutto che nessuna Istituzione darebbe serio credito ad un simile sistema di
reclutamento (o meglio, iscrizione).
Abbiamo spesso constatato dal nostro punto di vista, che ANMVI tende a ritenere il confronto, le
votazioni, la mediazione, delle perdite di tempo. Inoltre, spesso, ha assunto posizioni che, a nostro
avviso e di difficile smentita, si possono definire di monopolio o (quantomeno) di volontà di
monopolio.
E’ anche chiara la tendenza da parte di ANMVI –nonostante quanto sopra- a volersi presentare
come unica rappresentante e unica realtà della veterinaria: tale tendenza si è manifestata più volte e
in diversi contesti.
Questi aspetti hanno destato in noi perplessità e sospetto, forse condivisi anche nei nostri eccellenti
Colleghi di Omnivet, Assovet, Unisvet, AIVPA, Performat, ed in seguito anche ATOVELP, che hanno trovato nel Sindacato un
interlocutore credibile e affidabile.
Il processo di conoscenza ed interazione non è stato e non è semplice: ha richiesto e richiede un
certo impegno, dovendo superare le comprensibili diffidenze iniziali, dovendo capire le altrui
posizioni e ragioni, prima di poterle condividere e fare nostre.
A tal fine abbiamo fatto quello che, secondo noi, dovrebbe fare qualunque associazione o istituzione
che intende rappresentare una categoria: ci siamo incontrati, abbiamo parlato e ci siamo confrontati.
Non ci risulta che in tanti anni ANMVI abbia mai fatto ciò in modo efficace.
Diciamola tutta: ANMVI ha espresso in questi anni una forza economica, organizzativa, strutturale,
di livello spaventoso. Vi sono alla base quote associative o queste risorse attengono ad altre
sinergie economiche? Si può parlare di vera forza rappresentativa di una sola categoria
professionale nel suo insieme?
Se consideriamo i risultati concreti (quelli per la Categoria, non quelli privati) raggiunti
in tutti questi anni, possiamo fare nostra la frase di Josè Mourinho. "Zeru Tituli".
Ricordiamo che lui la diceva constatando che altre squadre del campionato, che pur avevano speso
cifre enormi, alla fine non avrebbero vinto nessun titolo.
L`elenco dei pasticci, delle confusioni, dei progetti mancati e secondo noi qualche volta anche
raffazzonati, prodotti dalla veterinaria italiana in questi ultimi 10 anni, 10 anni appunto dominati,
non diciamo rovinati, dalla presenza di ANMVI, è infinito.
Andiamo dalle strutture veterinarie, all`ECM, all`articolo 81, alla normativa sul farmaco, alla
(mancata) riforma degli Ordini, alle buone pratiche veterinarie, agli infermieri veterinari poi
divenuti ausiliari, tutte cose confuse, su cui abbiamo avuto interpretazioni, pasticci, marce indietro,
ed alla fine niente di fatto.
Tutte cose che ANMVI sosteneva, proclamava, roboava. Ma alla fine, appunto, “zeru tituli”!
E ci vien da dire che non ne siamo nemmeno contenti. Ne abbiamo patito tutti.
Lo stesso ricorso contro il lavoro dei dipendenti in Lombardia ha determinato una sentenza di
sconfitta al TAR che ha riconosciuto ad ANMVI “zeru tituli” a rappresentare gli interessi della
libera professione. Speriamo si siano capite bene le ragioni e le possibili conseguenze di un
eventuale pronunciamento negativo da parte del Consiglio di Stato.
Lotta meritoria, se si traduce in un risultato e non resta uno slogan, ma che senso può avere se,
parallelamente, si sostiene il doppio lavoro con il contratto degli ambulatoriali?
Noi abbiamo fatto diversamente.
La nostra forza proviene dalle proposte, dal confronto, dalla condivisione e dalla conseguente
rappresentatività, non con delega in bianco, ma per singole tematiche concordate.
Siamo fieri del nostro metodo democratico e pluralista, nato per volontà dei singoli e strada
facendo, senza accordi di palazzo. Viva le differenze!

Angelo Troi

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