Il miraggio del farmaco generico veterinario

medical-pillsL’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) definisce i farmaci generici/equivalenti come intercambiabili con il farmaco originatore. In veterinaria la situazione sembra del tutto diversa.

La discussione sul “generico” è nata successivamente alle proposte di creare un regolamento europeo sul Farmaco Veterinario. Questo comporterebbe vincoli al ricorso esclusivo a farmaci per animali, piuttosto che permettere l’utilizzo di analoghi prodotti destinati all’umana (a volte più economici o disponibili più facilmente).

Ovviamente i farmaci veterinari devono restare d’uso esclusivo in animali destinati alla produzione di alimenti e molti sono studiati per una somministrazione più facile agli animali. L’idea del farmaco veterinario è quindi ottima ma l’obbligo, il vincolo al prodotto può diventare un problema quando la distribuzione è difficoltosa o esistono nuove terapie (a volte, la terapia si evolve rapidamente) negli animali da compagnia.

Se dunque il proprietario di un animale può accedere per certe terapie al generico umano, questo ha un senso per il risparmio; se invece si definiscono “generici veterinari” dei farmaci che mantengono costi elevati, nome commerciale del prodotto e distribuzione non vincolata come quella umana si rischia di creare un meccanismo fasullo o puramente teorico.
Pare che la volontà di costringere i proprietari di animali da compagnia all’utilizzo “esclusivo” di farmaci del mercato riservato agli animali non descriva con correttezza quanto prevedono le normative reali sul “generico”.

Il farmaco “generico” in umana è ben illustrato dal sito ufficiale dell’Agenzia del Farmaco e non si riferisce a farmaci di marca con un nome diverso, ma a esclusione della marca e riferimento al principio attivo. Non si parla dunque del farmaco di marca con un nome diverso, ma di un medicinale equivalente legato ad un mercato enorme che quindi ne giustifica la sostenibilità economica.

Se questo fosse “copiato” in veterinaria, si tratterebbe evidentemente di creare prodotti identici con nome diverso, ma prezzi del tutto liberi. Per questo SIVeLP propone da tempo di permettere al veterinario di prescrivere secondo scienza e coscienza, evitando ragioni puramente legate al business generale.

Occorre la consapevolezza che il veterinario italiano non può sostituire il farmacista. Se la legge lo permettesse avrebbe un senso obbligare ai prodotti esclusivamente veterinari per non alterare il mercato, come succede negli Stati UE dove il veterinario commercializza farmaci.

I Regolamenti europei prevedono normalmente richiami e sanzioni agli Stati che poi si rifanno in qualche modo ai responsabili.
Non è un vantaggio per i proprietari di animali, per la Pubblica amministrazione che gestisce enormi numeri di randagi, per i veterinari che capiscono il rischio.


Scrivi un commento