Enpav compie 60 anni, ma non li dimostra

Due le tappe storiche che hanno segnato la nostra previdenza: innanzitutto la legge 91 del 15 febbraio
1958, che ha istituito il nostro ente; e poi la Legge 136 del 1991 che, stabilendo una quota contributiva e una conseguente rendita pensionistica minima, ha definito un livello dignitoso del coefficiente di sostituzione (ovvero il rapporto tra l’ultimo reddito lavorativo e il primo assegno pensionistico) oltre il quale i medici veterinari hanno oggi la garanzia di non scendere.

Abbiamo fatto molta strada, in questi 60 anni la realtà è completamente cambiata, da qualsiasi punto di vista: economico, sociale, lavorativo, tecnologico, politico e culturale.
Ed è, naturalmente, cambiata anche la nostra professione: quando Enpav è stato costituito, il lavoro del veterinario veniva svolto quasi esclusivamente da professionisti che operavano da soli.
Oggi è sempre più frequente l’equipe di medici veterinari che lavorano in strutture complesse, anche interdisciplinari, tanto nella clinica degli animali d’affezione, quanto in quella zootecnica o ippiatrica.
Ma Enpav ha saputo evolvere adattandosi alle mutate esigenze dei suoi iscritti. Il nostro ente, infatti, soprattutto negli ultimi 10 anni, si è trasformato da un ente unicamente erogatore di trattamenti previdenziali a un ente erogatore di servizi.
Possiamo dire con orgoglio di aver costruito un ente che davvero affianca il veterinario durante tutta la sua vita lavorativa, dalla laurea alla pensione, fornendo, oltre alla previdenza, una serie di servizi di welfare attivo.
Il nostro intento era potenziare la A di assistenza di Enpav, ma abbiamo saputo andare oltre, costruendo una A col significato di Attivo.

Il Presidente
Gianni Mancuso


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