Randagismo: un problema irrisolto da 25 anni

gatto-randagioPer la libera professione veterinaria il fenomeno del randagismo non è secondario. Il Ministero della Salute ne ha evidenziato le criticità e in alcune Regioni gli animali vaganti non sono estremamente diffusi sul territorio, ma la realtà è di canili strapieni a spese della collettività o di popolazioni di gatti che a ben vedere non godono affatto di una bella situazione. Fame, incidenti, malattie (in genere non avvertite correttamente da tutti i cittadini, che ovviamente non sono tutti medici) rappresentano un segnale di insuccesso del sistema finalizzato ad una vita normale di animali domestici.

SIVeLP ne ha parlato nei giorni scorsi nei GR della RAI (ascolta) e sulla stampa. Legambiente ha presentato un decalogo sulla materia ed è emersa una vera e propria presa di coscienza delle criticità.
Per il sindacato dei liberi professionisti è importante riparlarne: abbiamo sempre sostenuto che la lotta al randagismo non avrà risultati finché le presunte soluzioni manterranno interessi.

Da qui l’opportunità di separare gli interventi (peraltro già efficaci nelle aree con maggiori risultati) tra i vari soggetti. Ad es. controllo da parte della veterinaria pubblica, intervento pratico da parte della veterinaria privata e così via anche riguardo agli importanti ruoli di chi sostiene l’opinione pubblica e gestisce il randagismo.

Ci sono alcuni interessi a non eliminare il problema: canili pagati in base al numero di animali strapieni di randagi e canili pagati significative cifre fisse, quasi vuoti. Movimenti dall’estero e assunzione di casi di patologie rischiose che colpiscono la sensibilità delle persone ma rischiano di diffondere le patologie da altre aree geografiche (es. leishmaniosi).

SIVeLP si impegna a cercare di informare l’opinione pubblica ma la soluzione non è nascondere i randagi in strutture dedicate ma agire a monte, controllando la popolazione ed evitando il problema per tutti gli animali.


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