Campagna Leidaa di sterilizzazione dei randagi nel Sud Italia: target non raggiunto e costi in parte scaricati sui liberi professionisti

Sulle 500 sterilizzazioni di randagi che la campagna proposta da Leidaa, Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente aveva dichiarato come obiettivo su randagi del Mezzogiorno, ospitati nei rifugi afferenti all’Associazione, quelle portate a termine, a campagna conclusa, sono state poco più della metà. E il target di 500, per queste regioni, le più interessate dal fenomeno del randagismo, che in tutta Italia conta ben più di 700.000 animali, era già in partenza poco incisivo sul totale . Se sterilizziamo 500 cani all’anno occorrerebbe un millennio e mezzo per eliminare il randagismo italiano!

Il Sindacato italiano dei veterinari liberi professionisti solleva forti obiezioni sulle modalità di esecuzione della campagna. Il protocollo d’intesa sottoscritto lo scorso luglio da Fnovi, Federazione degli ordini veterinariAnmvi, Associazione nazionale medici veterinari italiani e dalla Leidaa, Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente doveva definire la dinamica della campagna e tutelare il lavoro dei veterinari liberi professionisti che avessero deciso di partecipare. Innanzitutto garantendo che fossero rispettati i compensi per le sterilizzazioni delle cagne, come definito dai parametri di liquidazione giudiziale , che prevedono costi che superano i 300 euro oltre il contributo previdenziale e l’ IVA, a seconda del tipo di intervento e di anestesia necessari.  Sivelp è venuto a conoscenza su segnalazione di veterinari coinvolti, scelti discrezionalmente dall’Associazione promotrice,che la Leidaa ha proposto rimborsi di 170-180 euro più gli oneri di legge. E la Fnovi non è intervenuta, neppure su esplicite segnalazioni avanzate da Sivelp. Questa cifra non garantisce la corresponsione di compensi coerenti con i parametri di liquidazione giudiziale e non intervenendo a riguardo, Fnovi manca di tutelare la categoria che rappresenta. Il risultato è l’impossibilità di gestire seriamente il fenomeno del randagismo, endemico ormai in tutta Italia, ma in particolare nelle regioni del Mezzogiorno, con gravi rischi per la sicurezza e la salute pubblica.

L’ANTEFATTO

A metà luglio 2017 gli Ordini regionali dei veterinari venivano informati che era stato sottoscritto un protocollo d’intesa  tra la Federazione Nazionale degli Ordini Veterinari Italiani (Fnovi), l’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani (Anmvi) e la Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente (Leidaa) per condurre una campagna di sterilizzazione a tappeto di cani e gatti randagi nelle Regioni del Mezzogiorno d’Italia.
Gli Ordini venivano interpellati non per una valutazione preventiva del progetto, ma solo ad accordo già sottoscritto e solo per raccogliere le eventuali adesioni dei medici veterinari. In sostanza si richiedeva la disponibilità dei medici veterinari liberi professionisti presenti sul territorio ad aderire all’iniziativa, che consiste nel procedere a interventi chirurgici di sterilizzazione, presso le proprie strutture, su cani e gatti non di proprietà ed ospitati nei rifugi afferenti alla Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente (impropriamente definiti “randagi”), di competenza del sindaco e delle aziende sanitarie.

LE STRUTTURE SANITARIE NECESSARIE – I REQUISTI

Secondo l’accordo, i medici veterinari liberi professionisti titolari di strutture devono garantire, tramite una autodichiarazione, di essere in possesso dei requisiti strutturali, organizzativi e strumentali richiesti e di effettuare gli interventi chirurgici secondo le Buone Pratiche Veterinarie, alle migliori condizioni possibili. I requisiti minimi richiesti sono: una equipe composta da almeno due medici veterinari che durante la chirurgia devono, secondo le buone pratiche, indossare guanti e camici sterili, cuffia e mascherina ed operare in una struttura fornita di sala dedicata alla chirurgia, con attrezzatura per la sterilizzazione del materiale chirurgico, teleria/garze sterili, set di strumenti chirurgici, fili adeguati; inoltre per l’anestesia sono obbligatorie una fonte di ossigeno, circuiti per l’anestesia con set di tubi endotracheali e palloni, intubazione con somministrazione di ossigeno (o miscela aria/ossigeno) a flussi e con circuito respiratorio adeguato e monitoraggio continuo del paziente (ECG, SPO2). Necessariamente poi per il paziente si deve procedere ad accurata valutazione clinica preoperatoria, utilizzare farmaci adeguati per l’anestesia, l’analgesia, il trattamento del dolore post intervento, e deve esserci un ambiente adeguato per il risveglio completo dall’anestesia con monitoraggio.

Ma garantire questi standard di qualità comporta costi troppo elevati rispetto a quanto offerto da LEIDAA e associazioni collegate. Infatti solo circa trecento veterinari hanno aderito ed il target ad oggi non è ancora stato raggiunto.

 

 


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