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Come vedo la VETERINARIA
Stefano Tarantino 8/6/2009 17.03.00
Spett. Sivelp,
io sono fermamente convinto che uno dei problemi fondamentali della nostra categoria sia la percezione che la gente ha di noi; cerco di spiegarmi meglio.
Da quando mi sono iscritto a veterinaria ho sentito una infinità di battute su distillati alcoolici ad alta gradazione in commercio all'epoca.
Io per primo e, penso, la stragrande maggioranza dei Colleghi, ho scelto questa strada per una scintilla che, a venti anni di distanza dalla laurea, non solo non si è spenta, ma rimane un fortissimo propulsore di idee nuove e voglia di fare sempre meglio.
Non neghiamocelo, un minimo di romanticismo e visione epico/ eroico della vita ce l'abbiamo tutti; meno male.
Il problema fondamentale è, però, fare in modo che questa visione emotiva del veterinario venga non dico scalzata, ma accompagnata, completata e resa forte e vera dalla consapevolezza di essere dei veri professionisti.
Ho più volte posto il problema degli abusivi presunti o veri perchè convinto di quanto ora scrivo.
Noi stessi dobbiamo per primi credere in una veterinaria che sia in primo luogo una scienza, motivata e spinta se vuoi da una nostra propensione alla cura di chi avvertiamo come più debole, ma che rimanga, nel suo espletarsi quotidiano, un scienza..
Parliamo pure con i giornalisti, aderiamo a iniziative presso le scuole che vogliano far capire cosa "è" e come ragiona un veterinario: senza dubbio otterremo risultati prodigiosi a livello di consapevolezza della gente comune. Per favore, però, evitiamo storie strappalacrime di Fufi o Fido o Bianchina....
La bestia sta crepando, il proprietario si affida a te, in quel momento è il tuo polso quello che devi controllare per primo; c'è in mezzo la vita di un animale che per mille varie ragioni è importante per quella persona che in quel momento si fida di te. Questo è un lato dell'essere veterinario che guardo sempre con molto rispetto.
Durante il mese di giugno ho aderito a una iniziativa proposta dal mio Ordine che prevedeva di passare una giornata di lavoro con due studenti del liceo, per fare in modo che si rendessero conto di alcuni aspetti della vita del vet. Io non so se decideranno di diventare futuri nostri Colleghi o meno; spero che le indicazioni che hanno ricevuto contribuiscano a rendere la loro scelta il più possibile ragionata.
Per queto motivo sono certo che dobbiamo essere noi per primi a usare in maniera corretta i canali dell'informazione che in questo momento sono potentissimi; inventiamolo, se non esiste, un sistema di comunicazione con le scuole a tutti i livelli, dai bambini delle elementari agli studenti del liceo, togliamo dal sentire comune queste immagini delle buone cose di una volta e del dottorino col suo calessino che gira per l' Italia del dopoguerra. Io vivo nel duemila , sono un uomo del terzo millennio, credo nell'intelligenza dell'uomo, ma considero certe belle immagini ingiallite dal tempo come una eredità culturale, un trampolino da cui partire a razzo verso una evoluzione sempre più raffinata.

Informiamo correttamente i Colleghi e i giornali dell'evoluzione della nostra professione: è il primo passo per smontare la malasanità.

Un saluto